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STORIE MESTREPOLITANE


POESIE MESTREPOLITANE

Linea 84
80 persone stipate nell'autobus.
Uno scorrrreggggia e diffffonde
nell'aere
odore pestilenziale.
Uno soffre di evidenti
problemi di circolazione
sanguigna.
E soffia, e sbuffa, e rantola,
e la sua bocca emana
aglio cancerogeno.
Uno struscia la calza nera
di seta.
Ed il membro s'ingrossa.
Per sempre.
Rari lavacri e
ascelle sudate disuse alla detersione.
Sudori fumiganti pervadono l'aria.
Sempre più stretti.
Sempre più stretti.
80 persone stipate nell'autobus
sono arrivate a destinazione.
E anche oggi si sono avvicinate di un
giorno alla morte.


My scatarro
Il mio scatarro è lo schitto di un gabbiano:
ricopre come un velo i miei polmoni,
unge i bronchi come l'olio dell'estrema unzione,
s'insinua negli alveoli come l'acqua fra gli scogli.
Il mio scatarro sa di fumo denso nero e cieco.
Di notti insonni ed ubriache,
di donne e solitudine.
Siete solo tu ed il tuo scatarro a farvi compagnia
sulla strada del ritorno a casa.
E per tirarlo fuori sei da solo,
nessun aiuto. Nessuna macchina aspiracatarro.
Solo tu e lui.
E quando alla fine di una lunga lotta
lo vedi riverso sul marciapiede, lo rivorresti
ancora con te nella tua bocca, a traghettar
saliva da destra a sinistra.
Ma lui è lì per terra.
Assomiglia ad un piccolo cervello.
Ma è il tuo scatarro.


Un tuffo nel passato
Un tuffo nel passato,
che bello, come ai vecchi tempi:
quando io ero giovane
e paura non avevo di volare e di
sfidare il mondo e di
tuffarmi nel passato di
verdura, il tuo.
Ora sono una mosca vecchia
e giro solo intorno alle merde dei cani.


Condannato a morte
Cos'è che un condannato a morte
esprime come ultimo desiderio?
Una sigaretta?
Una figa celestiale?
Una spansada de trippa rissa?
Io lo so: pulirsi per l'ultima volta il culo con
abbondante carta igienica.
Neanche ad un condannato a morte si può negare
la carta igienica.
E allora domando:
In questo sporco lercio bar di periferia,
ma porca puttana, è possibile lasciare i cristiani in
balia delle bizzarrie del proprio culo?
Cosa devo fare?
Devo urlare, che dopo tutti capiscono che sto cagando?,
e che se trovano sporco (che già lo era) dicono che è colpa mia?
Devo aspettare che i residui si secchino (domani mattina alle 8)?
Devo credere in un destino migliore?
Intanto medito sui miei piccoli problemi,
qualcuno si farà vivo,
e ululo, piano piano.
Ahuu UuHuuhu


Il ragazzo pon-pon
Cazzo, come sei strafigo;
e chi è alla tua altezza?
Nessuno al mondo ti è alla pari,
nessuna cosa, se non extrema mentis ultrafiga,
ti si addice.
Nessun abito al mondo ti rende
giustizia, sei troppo figo.
Nessun profumo al mondo è a te
compatibile, tu sei il lezzo strafigo, in persona.
Nessuna macchina è adatta alla tua eclettica
personalità di guidatore,
e che cazzo, non sanno
che sei meglio di Senna?
Nessuna penna può reggere il peso
delle cose che scrivi.
I tuoi peli pelosi che ti fuoriescono dal naso
sono canoni estetici.
Lo spurgo dei tuoi numerosi foruncoli
è olio divino. E chi ha eruzioni acneiche
più strafiche delle tue?
Cazzo, sei proprio uno strafigo;
e quando parli ci inondi della
tua materia culturale.
Sei proprio uno strafigo,
ci sei solo tu.
Solo che sei un pochettino rottinculo.
Niente di preoccupante, solo un pochettino.


Eileen
Eileen, sui gradini della chiesa.
Eileen, con lo zaino e il sacco a pelo.
Eileen, due mesi di rogna e sporco addosso.
Eileen, Eileen, ti ho presa
Ti ho lavata, ti ho vestita.
Sembravi un'altra, Eileen.

I muratori erano a mangiare,
Eileen, poi gliela dobbiamo riportare
Questa giacca sporca di gesso;
E intanto ti guardavi allo specchio
E ridevi mentre ti prendevo da dietro.
Eileen, il muratore si chiede ancora
Chi cazzo è stato a disinfettargli il giaccone.

Ed ora io son qui ad urlare,
Eileen, mi hai attaccato una brutta malattia,
Di quelle che non vanno più via,
Non so esattamente cosa sia,
Ma questa spuma bianca che ho sul pene,
Non mi dice niente bene.

Eileen, tu sei la dodicesima vittima del mostro,
Ti troveranno in sei cassonetti diversi.
La polizia, ehm, brancola nel buio,
Non esistono indizi a carico.
Eileen, sono io BOB,
L'assassino di Laura Palmer.


BREVI RACCONTI MESTREPOLITANI

The Niteriders

The Niteriders erano piantati duri davanti al palcoscenico con le facce truci e chitarre pesanti. Urlavano frasi colme di disperato erotismo ad un pubblico assopito, distratto e mezzo ubriaco. Stampax, il cantante e leader carismatico del gruppo, un post-punk-modernista, concluse la serata con un approssimativo: "If I prend you, I devast you, I sbregh you, I do evriting to you". L'ultimo urlo si confuse con un fastidioso ronzio di un amplificatore di infima qualità che urlava pietà. Fu l'ultimo concerto dei Niteriders.


Un'avventura di Nerkioman

In quel tempo a Venezia si celebrava il Redentore, una festa molto importante, con fuochi d'artificio, alcool dovunque, gente che fa casino, turisti che non capiscono un cazzo di quello che succede, sarde in saor fluttuanti nell'aere, geniali tiratardi che lanciano ipotesi post-rivoluzionarie tipo: "Andemo a vedar l'alba a San Nicoletto!". Insomma, una festa con i controcoglioni.
Proprio allora le 100 top-model più in vista della terra decisero che era giunto il momento di autocelebrarsi un pochettino, di riprendersi dalle fatiche delle sfilate, che non ne potevano proprio più di farsi sbattere da maghi (tipo Copperfield, per non far nomi, ma cognomi) o dai più famosi attori della terra (servono nomi?) o da un sacco di altre persone, magari non contemporaneamente. Noleggiarono una motonave, la Eraclea, e pensarono, queste belle fotomodelle, di godersi il Redentore dalla motonave, perché è molto chic immergersi nella cultura popolare, tanto più che la motonave odorava ancora dei lezzi di sudore e di creme solari di chi era andato in spiaggia fino a poco prima, una vera chiccheria. Immaginatevi voi una motonave piena zeppa di strafighe che benedicevano i giovani ragazzi mestrepolitani che le anelavano con frasi tipo: "Ma non vedete che tamarri che siete!!" oppure "A noi è bastata una ritoccatina da un chirurgo, ma a voi neanche Pitanguy vi rimette su una faccia decente!" Bè, potevano permetterselo, in fondo erano le più fighe del mondo, pensate che anche fra di loro si dicevano frasi tipo: "Naomi, sei un cesso di donna; quando facevi i video con quel ....... di Michael eri carina, ma adesso..." "Io un cesso? Ma perchè il tuo mago non ti fa una magia e ti si svagona? Non glielo fai più drizzare, vero?" Considerato il tasso di bellezza delle contendenti, posso dire che non esageravano affatto.
Però, prese dal loro contendere, le celestiali fighe non si erano accorte che stava montando bufera e, in seguito ad una avaria, la motonave andava alla deriva verso le bocche di porto, sugli scogli di Punta Sabbioni. Fu Cindy, la preferita dai Mestrepolitani, ad accorgersi del pericolo; attivò immediatamente la linea a luce rossa del suo inseparabile telefonino e chiamò....... NERKIOMAN, l'uomo dalla nerchia d'acciaio, l'eroe dal costume con la cerniera più lunga di tutte, un pateòn enorme, una vitalità prorompente. NERKIOMAN capì al volo la situazione, prese una cima, la legò al suo smisurato pene in erezione, la circondusse ad un bitta della motonave e con sommo sprezzo del pericolo e della sua intregrità anatomica, tra sforzi inumani ed urla di incoraggiamento delle modelle, trainò la motonave in secca, al riparo dalla tempesta che stava per abbattersi sulla laguna. NERKIOMAN fu adeguatamente ringraziato dalle giovani modelle che lo invitarono (unico maschio!) a prender parte alla festicciola che avevano momentaneamente interrotto, ed in segno d riconoscenza concessero i loro corpi alle ripetute intemperanze carnali di NERKIOMAN.